Vita Quotidiana · Postura

Come migliorare
la postura da scrivania
senza stare dritto

Otto ore di smartworking chiedono al corpo una sola forma. La ricerca dice che stare dritti conta meno di quanto pensi: conta cambiare posizione spesso, e ritrovare il movimento che la scrivania ti toglie.

Marzo 2024  ·  6 min di lettura  ·  versione approfondita 15 min

Ti hanno detto di stare dritto, e probabilmente ci hai messo anche impegno: schiena contro lo schienale, spalle indietro, lo schermo alzato con due libri perché fosse all'altezza degli occhi. Venti minuti dopo eri di nuovo piegato verso il portatile, il mento in avanti, una spalla più alta dell'altra, e non sapresti dire in quale momento è successo. Se lavori da casa ti capita ogni giorno, magari al tavolo della cucina, e alla fine ti sei convinto che sia una questione di carattere.

Non lo è. Il problema è l'idea che esista una posizione giusta da tenere per otto ore e che il tuo compito sia trovarla e non mollarla più. Quella posizione non esiste, e il tuo corpo lo sa da sempre: è per questo che continua a scappare.

Postura da scrivania: perché stare dritto non regge

Un gruppo di ricercatori di Bangkok ha fatto sedere 40 persone sane davanti a un computer e le ha fatte scrivere per quattro ore di fila, con un tappetino sotto la seduta che registrava ogni spostamento del bacino. Il fastidio è salito ora dopo ora, soprattutto in bassa schiena, glutei, parte alta della schiena, cosce e collo. E intanto, senza che nessuno glielo chiedesse, le persone si spostavano sulla sedia sempre più spesso (Waongenngarm e colleghi, Applied Ergonomics, 2020).

Quel continuo aggiustarti, che ti hanno insegnato a considerare un vizio, è il corpo che chiede di cambiare forma. E sulla posizione "sbagliata" la ricerca è meno sicura di quanto pensi: una revisione di 41 revisioni sistematiche non ha trovato un accordo sul fatto che una certa postura della schiena causi il mal di schiena (Swain e colleghi, Journal of Biomechanics, 2020). Non vuol dire che la postura non conti. Vuol dire che conta meno la forma che tieni, e molto di più quanto a lungo la tieni.

Smartworking: la giornata che ha perso i suoi movimenti

Pensa a com'era una giornata in ufficio: il tragitto, le scale, il corridoio fino alla stampante, il caffè al piano di sotto, la riunione in un'altra stanza. Nessuno di questi gesti era allenamento, ma ognuno ti costringeva ad alzarti. Lavorando da casa molti di quegli interruttori sono spariti, tra una call e l'altra passano trenta secondi e la sedia, spesso, è quella pensata per la cena.

Nel 2020 un gruppo di ricercatori italiani ha intervistato 51 persone passate al lavoro da casa durante l'emergenza: il 41,2% riferiva mal di schiena, il 23,5% dolore al collo, e in metà di questi ultimi il collo era peggiorato (Moretti e colleghi, International Journal of Environmental Research and Public Health, 2020). Sono numeri piccoli, raccolti con un questionario, ma raccontano quello che senti la sera quando chiudi il portatile e ti alzi in due tempi. La domanda allora è una sola: interrompere la sedia serve davvero?

Studio controllato · 193 impiegati · 6 mesi

Più cambi di forma, meno dolori nuovi

Lo stesso gruppo di Bangkok ha diviso 193 impiegati a rischio, ma ancora senza dolore, in tre gruppi: pause attive durante il lavoro, cambi di posizione frequenti, oppure solo un cuscino da sedia. Dopo sei mesi il nuovo dolore al collo era comparso nel 17% dei due gruppi attivi contro il 44% del controllo; quello alla bassa schiena nel 9% e nel 7% contro il 33%.

Il limite: persone senza dolore all'inizio. Lo studio parla di prevenzione, non di cosa fare quando il dolore c'è già.

Waongenngarm P. et al. · Scand J Work Environ Health 47(4):306-317, 2021 · PubMed

Il messaggio è netto: alzarti e cambiare forma durante la giornata è la prima cosa da fare. Ma c'è un pezzo che le pause non restituiscono.

Il contro-movimento che manca alla postura da scrivania

Otto ore piegato in avanti, cinque giorni a settimana, per anni. Il corpo si adatta alla forma che gli chiedi più spesso e smette piano piano di offrirti quella opposta: aprire il petto, portare la schiena indietro, lasciare andare l'anca dietro quando cammini. Alzarti a riempire il bicchiere interrompe la sedia, ma non ti riporta in quel tratto che non usi più. E quando un movimento non lo usi da anni, spesso non è il muscolo ad essersi accorciato: è il sistema nervoso che ha tirato il freno a mano, perché lì non sa se sei stabile. Una revisione degli studi sullo stretching (Weppler e Magnusson, Physical Therapy, 2010) va nella stessa direzione: i guadagni si spiegano soprattutto con una maggiore tolleranza, più che con un muscolo davvero più lungo.

"Non è la sedia il problema. È la ripetizione della stessa posizione, ora dopo ora, senza mai un contro-movimento."

— Dott. Mirko Boaretto

Sul Reformer il contro-movimento ha un appoggio: la colonna è sostenuta, il carrello scorre e le molle accompagnano invece di opporsi tutte d'un colpo. Il petto si apre, la schiena si estende, l'anca va indietro un grado alla volta e lì impara a spingere, mentre il sistema nervoso riceve, ripetizione dopo ripetizione, la prova che in quel tratto sei al sicuro. Ma il freno è solo uno dei pezzi di una giornata alla scrivania, e per questo un esercizio solo non basta.

Sistema Personalis

Come puoi raggiungere i miglioramenti

In un corpo che passa otto ore alla scrivania c'entrano un movimento perso, un tessuto che scorre meno, un cervello che frena, un orario e le ore lontano dallo studio.

Pilastro I

Macchine Pilates

Sul carrello petto, schiena e anca tornano nel tratto che la scrivania ti ha tolto, sostenuti dalle molle, e lì ritrovano forza. Struttura e forza senza caricare la schiena, una molla alla volta.

Pilastro II

Nutrimento Miofasciale

La fascia, la calza sottile che avvolge i muscoli, deve scorrere per lasciarti aprire. La fascia che non senti è quella che blocca il movimento: si libera prima di chiedere al corpo nuovi gradi.

Pilastro III

Stimolazione Neurale

Risveglia i muscoli piccoli e profondi che tengono ferma la colonna, perché il cervello si fidi e ti restituisca il movimento all'indietro. Il corpo forte parte dal controllo, non dalla massa.

Pilastro IV

Cronobiologia

Dentro di te ci sono migliaia di orologi biologici: il corpo dopo una notte ferma non è quello dopo otto ore di scrivania, e il lavoro si dosa sull'ora in cui ti alleni.

Pilastro V

Recupero Attivo & Rigenerazione

Protegge gli altri quattro: mobilità mirata a fine seduta e una routine scritta per le giornate di lavoro, perché la scrivania non si riprenda i gradi guadagnati in studio.

Come sai se il tuo corpo si sta richiudendo

"Mi sento bloccato" è una sensazione, e cambia con la giornata. Il movimento che la scrivania si mangia per primo, quello all'indietro, invece si può misurare. In studio lo facciamo con YOMIDO, un sensore di movimento di grado clinico che rileva gradi articolari, equilibrio e tempi di reazione: il primo rilievo, il T0, fotografa da dove parti, i controlli successivi dicono cosa è cambiato.

Carlo Alberto Paris, fotografo, al primo rilievo non riusciva a piegare la colonna all'indietro: l'estensione mancava del tutto, e in avanti si fermava a 102°. Alla fine delle 6 sessioni dell'R6S l'estensione era a 40° e la flessione a 184°. Il limite va detto con la stessa precisione dei numeri: è un caso, non uno studio, e il margine di ogni corpo si conosce solo misurandolo.

Al primo rilievo, nelle persone sopra i 45 anni, trovo più spesso tre cose: la testa che va dove vuole invece di restare sopra la colonna, la catena posteriore corta, cioè i tessuti che corrono dietro, dai piedi alla nuca, e il collo in estensione, piegato all'indietro.

La prossima volta che ti sorprendi piegato verso lo schermo, non raddrizzarti per senso di colpa: alzati, cambia forma, e chiediti quanti gradi di quel movimento all'indietro ti sono rimasti.

Qui sotto trovi la versione approfondita: perché la ricerca ha smesso di credere nella postura perfetta, i dettagli dello studio sulle quattro ore al computer e di quello sulle pause attive, i cinque pilastri uno per uno, tutti e tre i casi misurati con YOMIDO e il percorso completo per cominciare a Monselice.

Studio Reformer · Monselice (PD)

Quanto movimento
ti ha tolto la scrivania?

Una chiamata conoscitiva gratuita di 15 minuti al telefono, senza impegno: mi racconti quante ore passi seduto e dove senti il corpo chiudersi, ti spiego come lavora il Sistema Personalis e capiamo insieme se ci sono i presupposti. Oppure comincia dal quiz sui segnali del corpo.

Fissa la chiamata Prima fai il quiz
Vuoi andare a fondo?Leggi la versione approfondita15 min di lettura · fonti, studi e dettagli

Ti hanno detto di stare dritto, e probabilmente ci hai messo anche impegno. Schiena contro lo schienale, spalle indietro, lo schermo alzato con due libri perché fosse all'altezza degli occhi. Venti minuti dopo eri di nuovo piegato verso il portatile, il mento in avanti, una spalla più alta dell'altra, e non sapresti dire in quale momento è successo. Se lavori da casa ti capita ogni giorno, magari al tavolo della cucina, e alla fine ti sei convinto che sia una questione di carattere: non hai abbastanza forza di volontà per stare composto.

Non è così. Il problema è l'idea che esista una posizione giusta da tenere per otto ore, e che il tuo compito sia trovarla e non mollarla più. Quella posizione non esiste, e il tuo corpo lo sa da sempre: è per questo che continua a scappare.

Per capire cosa fare davvero alla scrivania bisogna partire da qui, da cosa ha scoperto la ricerca quando ha smesso di cercare la sedia perfetta e ha cominciato a guardare cosa fanno le persone sedute.

Postura da scrivania: perché la posizione perfetta non esiste

"Siediti dritto" è uno dei consigli più ripetuti di sempre, dai banchi di scuola in poi. Nel 2019 tre fisioterapisti hanno firmato sul Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy un commento dal titolo eloquente, "Sit up straight: time to re-evaluate", cioè è ora di ripensarci. La convinzione che il dolore alla schiena nasca da un modo "scorretto" di sedere, stare in piedi o piegarsi, scrivevano, non ha prove solide a sostegno, eppure attorno a quella convinzione è cresciuta un'intera industria di prodotti per correggere la postura (Slater e colleghi, 2019, PubMed). È un'opinione di esperti, non uno studio. Ma un anno dopo è arrivata una revisione che va nella stessa direzione.

Revisione di revisioni · 41 revisioni sistematiche

Nessun accordo su postura e mal di schiena

I ricercatori hanno raccolto le revisioni sistematiche pubblicate tra il 1990 e il 2018 sul legame tra posture della colonna, carichi fisici e mal di schiena: 4.285 pubblicazioni esaminate, 41 revisioni incluse. I risultati erano misti, con associazioni trovate e non trovate, e la conclusione degli autori è che non c'è consenso sul fatto che queste esposizioni causino il mal di schiena.

Il limite: "nessun consenso" non significa "nessun effetto". Significa che la forma della schiena, da sola, non basta a spiegare chi ha male e chi no.

Swain C.T.V., Pan F., Owen P.J., Schmidt H., Belavy D.L. · No consensus on causality of spine postures or physical exposure and low back pain: a systematic review of systematic reviews · J Biomech 102:109312, 2020 · doi:10.1016/j.jbiomech.2019.08.006 · PubMed

Detto con parole semplici: non c'è una forma della schiena che fa male e una che fa bene. C'è una schiena che resta nella stessa forma troppo a lungo. Ed è qui che la domanda cambia, da "come devo stare seduto?" a "quanto a lungo resto fermo nello stesso modo?".

Cosa succede al corpo dopo quattro ore alla scrivania

Un gruppo di ricercatori di Bangkok ha voluto guardarlo da vicino. Ha fatto sedere 40 persone sane davanti a un computer e le ha fatte scrivere un testo per quattro ore di fila, con un tappetino sensibile alla pressione sotto la seduta che registrava ogni spostamento del bacino, chiedendo a intervalli quanto fastidio sentissero, zona per zona.

Studio di laboratorio · 40 persone · 4 ore al computer

Il fastidio cresce ogni ora, e il corpo si sposta da solo

Il fastidio è aumentato senza sosta per tutte e quattro le ore, in tutte le zone del corpo. Le più colpite erano bassa schiena, glutei, parte alta della schiena, cosce e collo. Intanto i partecipanti si spostavano sempre più spesso: i piccoli spostamenti passavano da circa 15 a circa 18 l'ora, quelli più ampi da circa 5 a quasi 8.

Il limite: persone sane, in laboratorio, per un solo pomeriggio. Lo studio descrive cosa succede, non dice cosa lo previene.

Waongenngarm P. et al. · Perceived musculoskeletal discomfort and its association with postural shifts during 4-h prolonged sitting in office workers · Appl Ergon 89:103225, 2020 · doi:10.1016/j.apergo.2020.103225 · PubMed

Rileggi l'ultimo dato. Nessuno aveva detto a quelle persone di muoversi: lo facevano da sole, e sempre di più man mano che il fastidio saliva. Quel continuo aggiustarti sulla sedia, che ti hanno insegnato a considerare un segno di scarsa compostezza, è il corpo che chiede di cambiare forma. Il guaio non è che lo fa. È che, con la testa in una call o in un foglio di calcolo, lo fa in piccolo, spostandosi di due centimetri invece di alzarsi.

Smartworking e mal di schiena: cosa è cambiato lavorando da casa

Pensa a com'era una giornata in ufficio. Il tragitto, le scale, il corridoio fino alla stampante, il caffè al piano di sotto, la riunione in un'altra stanza, il collega da raggiungere alla sua scrivania. Nessuno di questi gesti era allenamento, ma ognuno ti costringeva ad alzarti e a cambiare forma. Lavorando da casa molti di quegli interruttori sono spariti: tra una call e l'altra passano trenta secondi, la stampante è accanto al portatile, e la scrivania è spesso il tavolo della cucina, con una sedia pensata per la cena e non per otto ore.

Nel 2020, durante l'emergenza sanitaria, un gruppo di ricercatori italiani ha intervistato chi era passato al lavoro da casa.

Studio trasversale · 51 lavoratori da casa · Italia

Schiena e collo nel primo smartworking

Il 41,2% riferiva mal di schiena e il 23,5% dolore al collo, e per metà delle persone con dolore al collo il fastidio era peggiorato. Gli autori concludono che l'ambiente di casa, così com'era, risultava inadatto e aumentava i rischi per la colonna.

Il limite: 51 persone, un questionario, i mesi più particolari che abbiamo vissuto. È una fotografia, non una legge.

Moretti A., Menna F., Aulicino M., Paoletta M., Liguori S., Iolascon G. · Characterization of home working population during COVID-19 emergency: a cross-sectional analysis · Int J Environ Res Public Health 17(17):6284, 2020 · doi:10.3390/ijerph17176284 · PubMed

Sono numeri piccoli, ma raccontano la stessa cosa che senti la sera quando chiudi il portatile e ti alzi in due tempi. E portano dritti alla domanda successiva: se il problema è restare fermi nella stessa forma, interrompere la sedia serve davvero, o è solo un consiglio di buon senso?

Pause attive alla scrivania: lo studio che le ha messe alla prova

Lo stesso gruppo di Bangkok ha fatto il passo successivo, con uno studio controllato su impiegati di sei aziende, a rischio ma ancora senza dolore, seguiti per sei mesi.

Studio controllato · 193 impiegati · 6 mesi

Più cambi di forma, meno dolori nuovi

I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi. Il primo era guidato da un dispositivo sulla postazione a fare pause attive durante il lavoro, il secondo a cambiare posizione spesso, il terzo, di controllo, riceveva solo un cuscino da sedia. Dopo sei mesi il nuovo dolore al collo era comparso nel 17% delle persone di entrambi i gruppi attivi contro il 44% del controllo, e quello alla bassa schiena nel 9% e nel 7% contro il 33%.

Il limite: impiegati thailandesi, in maggioranza donne, senza dolore all'inizio, con i gruppi assegnati per azienda. Lo studio parla di prevenzione, non di cosa fare quando il dolore c'è già.

Waongenngarm P. et al. · Effects of an active break and postural shift intervention on preventing neck and low-back pain among high-risk office workers: a 3-arm cluster-randomized controlled trial · Scand J Work Environ Health 47(4):306-317, 2021 · doi:10.5271/sjweh.3949 · PubMed
17% · 44%
Nuovo dolore al collo: gruppi attivi contro controllo
7-9% · 33%
Nuovo dolore alla bassa schiena: gruppi attivi contro controllo
193
Impiegati seguiti per 6 mesi

Il messaggio è netto e vale la pena prenderlo sul serio: alzarti e cambiare forma durante la giornata non è un dettaglio, è la prima cosa da fare. Ma guarda bene chi c'era in quello studio, persone che il dolore non lo avevano ancora. Se invece il tuo corpo ha già passato anni piegato in avanti, c'è un pezzo che le pause non restituiscono.

"Non è la sedia il problema. È la ripetizione della stessa posizione, ora dopo ora, senza mai un contro-movimento."

— Dott. Mirko Boaretto
Prima di andare avanti

Quali segnali ti sta
già mandando il corpo?

Alzarti in due tempi la sera è un segnale. Il quiz sui segnali del corpo ti aiuta a riconoscere anche quelli che stai già mettendo da parte: al collo, alla schiena, la mattina. Lo fai online, adesso.

Fai il quiz Scrivimi su WhatsApp

Il contro-movimento: il pezzo che le pause non restituiscono

Otto ore piegato in avanti, cinque giorni a settimana, per anni. Il corpo si adatta alla forma che gli chiedi più spesso e smette piano piano di offrirti quella opposta: aprire il petto, portare la schiena indietro, lasciare andare l'anca dietro quando cammini. Alzarti a riempire il bicchiere interrompe la sedia, ed è già molto, ma non ti riporta in quel tratto di movimento che non usi più. Se ti chiedessi adesso di piegarti all'indietro, in piedi, con le mani sui fianchi, quanti gradi faresti prima di sentire la schiena che si blocca?

Ecco la svolta. Quando un movimento non lo usi da anni, spesso non è il muscolo ad essersi accorciato come un elastico lasciato al sole: è il sistema nervoso che ha tirato il freno a mano. In quel tratto non sa se sei stabile e, per prudenza, ti ferma prima. Una revisione degli studi sullo stretching va nella stessa direzione: gli aumenti di flessibilità, sia dopo una seduta sia dopo programmi di 3-8 settimane, si spiegano soprattutto con una maggiore tolleranza allo stiramento, più che con un muscolo davvero più lungo (Weppler e Magnusson, Physical Therapy, 2010). Per questo tirare forte serve a poco. Il freno si toglie dando al corpo la prova che in quel tratto è al sicuro, ripetuta abbastanza volte da diventare normale, e la forza per restarci.

È la differenza tra interrompere una posizione e restituire al corpo il suo contrario. Le pause fanno la prima cosa. La seconda ha bisogno di un appoggio, di un carico dosato e di qualcuno che guardi dove il movimento si ferma. Se la parte alta della tua schiena ha già cominciato a chiudersi in avanti ne parlo nell'articolo sulla cifosi dorsale, se è il collo a seguire lo schermo in quello sulla testa sul telefono, e dell'anca che non va più indietro dopo una giornata seduto parlo in Psoas accorciato.

Postura da scrivania: cinque lavori sullo stesso problema

Se la giornata alla scrivania fosse un problema solo, basterebbe un esercizio solo. Ma dentro quel corpo che la sera si alza in due tempi c'entrano un movimento perso, un tessuto che scorre meno, un cervello che frena, un orario e tutte le ore che passi lontano dallo studio. Il Sistema Personalis esiste per questo: cinque pilastri, ognuno su un pezzo dello stesso problema.

I. Macchine Pilates: il contro-movimento, con un appoggio

Sul Reformer sei sdraiato, in ginocchio o a pancia in giù sul box, con la colonna sostenuta, e il carrello scorre mentre le molle accompagnano il movimento invece di opporsi tutte d'un colpo. Così petto, schiena e anca possono tornare proprio nel tratto che la scrivania ti ha tolto: il busto che si solleva a pancia in giù mentre il bacino resta fermo, la gamba che scivola indietro con il carrello, le braccia che si aprono e portano con sé le spalle. In quel tratto il corpo non si limita ad arrivarci, impara a spingere, perché un'ampiezza guadagnata senza forza tende a richiudersi alla prima giornata da otto ore. Struttura e forza senza caricare la schiena, carico controllato, progressione misurabile, una molla alla volta. Reformer, Cadillac, Chair e Barrel servono a questo, ciascuno con un appoggio diverso.

II. Nutrimento miofasciale: il tessuto che si abitua alla forma

Ogni muscolo è avvolto da una specie di calza sottile, la fascia, che lo collega ai vicini come una rete, e quella rete per lavorare bene deve scorrere. Nelle persone con mal di schiena da lungo tempo l'ecografia ha mostrato strati della fascia lombare che scorrono circa il 20% in meno (Langevin e colleghi, BMC Musculoskeletal Disorders, 2011, PubMed; è una correlazione, non una causa dimostrata, e non riguarda in modo specifico chi lavora seduto). Il secondo pilastro parte da qui: la fascia che non senti è quella che blocca il movimento, e va liberata prima di chiedere al corpo di aprirsi. Lo racconto per esteso in La fascia: la rete che tiene insieme il corpo.

III. Stimolazione neurale: convincere il cervello a lasciare andare

È il freno di cui parlavamo. Vicino alla colonna ci sono muscoli piccoli e profondi che tengono ferme le vertebre mentre quelli grandi muovono, e quando sono addormentati il cervello non si fida e accorcia il movimento per proteggerti. Il terzo pilastro li riattiva con gesti lenti e precisi, perché il corpo forte parte dal controllo, non dalla massa. Alla scrivania c'è anche un altro dettaglio: gli occhi restano fissi a mezzo metro, sullo stesso schermo, per ore. In studio uso esercizi per lo sguardo, l'equilibrio e il senso della posizione del corpo (quella che i libri chiamano propriocezione): nascono dalla pratica e sono ipotesi di lavoro, non effetti dimostrati da studi controllati, ed è per questo che il loro effetto lo misuriamo con YOMIDO invece di darlo per scontato. Il legame tra tessuti e nervi è il tema di Fascia, nervi e rigidità over 45.

IV. Cronobiologia: il corpo delle 9 e quello delle 18

Il corpo che si siede alla scrivania alle 9 non è quello che si alza alle 18. Dentro di te ci sono migliaia di orologi biologici, la scoperta premiata con il Nobel per la medicina nel 2017, e il quarto pilastro ne tiene conto: allenarti nel momento biologicamente corretto e dosare il lavoro sapendo se arrivi in studio dopo una notte ferma o dopo una giornata intera piegato sullo schermo. Ne trovi le radici antiche in L'orologio del Daoyin.

V. Recupero attivo e rigenerazione: perché la scrivania non si riprenda i gradi

Qui si gioca la partita vera, perché alla scrivania passi molte più ore che in studio. Il quinto pilastro protegge gli altri quattro: mobilità mirata a fine seduta, una routine scritta per i giorni senza allenamento, che per chi lavora seduto significa soprattutto le giornate di lavoro, e il monitoraggio di sonno e affaticamento, che decide il carico della sessione successiva. È qui che le pause dello studio di Bangkok trovano il loro posto: non al posto del lavoro in studio, ma come la cosa che lo protegge tra una seduta e l'altra. Il perché lo spiego in Il quinto pilastro.

Cinque lavori con un solo obiettivo: restituire al corpo la forma che la scrivania gli ha tolto, e convincerlo che è al sicuro mentre la ritrova. Il Reformer è la porta che riconosci, il Sistema Personalis è ciò che trovi dentro. Resta una domanda: come fai a sapere se sta funzionando?

Come si misura quello che la scrivania ti toglie

"Mi sento meno bloccato" è una bella frase, ma la diresti anche dopo una doccia calda. Il movimento all'indietro è un angolo, una differenza tra oggi e qualche settimana fa, compresa la differenza tra destra e sinistra, che spesso è la firma di un compenso. YOMIDO è un sensore di movimento di grado clinico che misura gradi articolari, equilibrio e tempi di reazione, cioè quanto in fretta il corpo risponde. Il primo rilievo, il T0, fotografa da dove parti; i controlli successivi, T+6 e T+12, dicono cosa è cambiato e cosa no. Il protocollo è in Come misuriamo ciò che conta.

Ecco tre persone che hanno fatto il percorso R6S, misurate prima e dopo le 6 sessioni. I numeri raccontano proprio il movimento di cui parla questo articolo, piegarsi all'indietro, quello che una giornata chiusa in avanti consuma per primo.

0° → 88°
Riccardo Soldà, manager · estensione della colonna
0° → 40°
Carlo Alberto Paris, fotografo · estensione della colonna
0° → 30°
Claudio Martini, pensionato, 68 anni · estensione della colonna

A tutti e tre, al primo rilievo, l'estensione mancava del tutto. Nella flessione in avanti Riccardo è passato da 72° a 180°, Carlo Alberto da 102° a 184°, Claudio da 146° a 170°. Il limite va detto con la stessa precisione dei numeri: sono tre casi, non uno studio, e chi partiva più indietro ha recuperato di più. Ma sono gradi, non impressioni.

Al primo rilievo, nelle persone sopra i 45 anni, trovo più spesso tre cose: la testa che va dove vuole invece di restare sopra la colonna, la catena posteriore corta, cioè i tessuti che corrono dietro, dai piedi alla nuca, e il collo in estensione, piegato all'indietro.

Da dove si parte, a Monselice: tre passi, ognuno con un motivo

Se ti sei riconosciuto nel corpo che la sera si alza in due tempi, il passo successivo non è iscriverti a qualcosa: è capire da dove parti. Ogni passo del percorso esiste per una ragione.

Il primo lo fai online: il quiz sui segnali del corpo ti aiuta a mettere in fila quello che il corpo ti sta già dicendo. Poi c'è una chiamata conoscitiva gratuita di 15 minuti al telefono, senza impegno: ascolto la tua storia e il tuo obiettivo, ti spiego come funziona il Sistema Personalis e capiamo insieme se ci sono i presupposti. È la strada che consiglio, perché in un quarto d'ora sappiamo entrambi se ha senso andare avanti.

Se ha senso, il secondo passo è la consulenza privata ed esclusiva sullo stile di vita, uno a uno, 50 €. Ha una parte teorica, con il questionario sullo stile di vita, ed è lì che emergono le ore di scrivania vere, non quelle che pensi, e una parte pratica sul corpo, dove guardo come ti muovi davvero; quando lo ritengo necessario, la prima misurazione con YOMIDO si fa già lì. Serve a decidere qualsiasi percorso sulla base di fatti, ed è coperta dalla garanzia soddisfatti o rimborsati: se non esci con qualcosa di nuovo sul tuo corpo, la consulenza ti viene rimborsata. Non serve prepararsi, bastano abiti comodi.

Durante la consulenza ti presento il terzo passo, l'R6S, Reformer 6 Sessioni, 150 €. Sono sei sessioni per imparare a usare il Reformer prima di entrare nel gruppo, perché molle e carrello vanno conosciuti prima di lavorarci accanto ad altre persone, ed è il percorso in cui sono stati misurati i tre casi che hai letto. Solo dopo arriva la Mini Class: massimo 5 persone, 7 incontri al mese, con quota e date che conosci alla fine dell'R6S. Esiste per la continuità, perché i gradi che la scrivania si riprende ogni giorno si difendono solo con un carico che cresce nel tempo, seguito da vicino. Con cinque posti, quando un gruppo è completo è completo.

Non c'è nessun conto alla rovescia. C'è solo il fatto che ogni giornata chiusa in avanti toglie un altro po' di movimento all'indietro, senza fare rumore. La prossima volta che ti sorprendi piegato verso lo schermo, non raddrizzarti per senso di colpa: alzati, cambia forma, e chiediti quanti gradi di quel movimento ti sono rimasti.

Studio Reformer · Monselice (PD)

Quanto movimento
ti ha tolto la scrivania?

Una chiamata conoscitiva gratuita di 15 minuti, senza impegno: mi racconti quante ore passi seduto e dove senti il corpo chiudersi, ti spiego come lavora il Sistema Personalis e decidiamo insieme se ha senso vederci per la consulenza. Scrivimi su WhatsApp e fissiamo l'orario.

Fissa la chiamata Prima fai il quiz
Sei a un WhatsApp dalla trasformazione

Il tuo caso è
diverso da questo
articolo.

Quello che hai letto qui vale per la maggior parte delle persone. Il tuo corpo, però, ha una storia solo tua. Raccontamela.

Approfondisci il tuo caso
MB
Dott. Mirko Boaretto
Chinesiologo · Fondatore Studio Reformer · Creatore del Sistema Personalis

27 anni di pratica clinica nel movimento, postura e riabilitazione miofasciale. Allievo del prof. Antonio Paoli (Università di Padova) e della lineage Joseph Pilates attraverso Anna Maria Cova. Senior Trainer certificato, specializzato in dinamiche fasciali e neurali. Ha trasformato oltre 320 vite con il Sistema Personalis — il metodo che misura quello che conta.