Guardare lo schermo mentre cammini non è solo una distrazione. Cambia la lunghezza del passo, la rotazione del bacino e la postura della testa.
Quante volte, oggi, hai camminato guardando lo schermo? Non è una colpa. È un'abitudine così diffusa che non ce ne accorgiamo più. Eppure il corpo se ne accorge, a ogni passo.
Negli studi su giovani adulti, usare lo smartphone camminando porta la testa in avanti, accorcia la falcata e rallenta il passo. In alcuni di questi studi, scrivere messaggi ha ridotto la lunghezza del passo di circa 20 centimetri e la rotazione del bacino di circa 4 gradi.
Le braccia tendono a oscillare meno, perché una mano è occupata e l'attenzione è sullo schermo. Gli autori delle revisioni ipotizzano che questo contribuisca alle variazioni di lunghezza e larghezza del passo.
La biomeccanica clinica descrive il cammino come un movimento in cui braccia e tronco ruotano in controfase rispetto alle gambe, e aiutano a coordinare la parte bassa del corpo. Quando quella rotazione si riduce, lo sforzo di bilanciamento può spostarsi su collo e spalle.
La ricerca distingue anche due effetti che il telefono porta insieme: la postura del messaggiare e il carico cognitivo di farlo mentre si cammina.
Questo articolo parla in generale. Il tuo corpo, la tua storia, i tuoi tempi sono un'altra cosa. Se vuoi un parere su misura, scrivimi.
Scrivimi su WhatsAppServe accorgerti di quando lo usi camminando, e scegliere. Se devi leggere, alza lo schermo all'altezza degli occhi. Se devi scrivere, fermati un momento. Nei tratti in cui cammini davvero, lascia le braccia libere di fare il loro lavoro.
Collo e spalle sono il punto in cui questa abitudine si accumula. Il Pilastro II lavora sulla fascia di quella zona. Il Pilastro III lavora sul controllo che permette a bacino e tronco di tornare a ruotare insieme.
"Il passo non si rovina in un giorno. Cambia piano, mentre guardi altro."
— Dott. Mirko BoarettoIl metodo lavora su collo, spalle e rotazione del tronco, dove l'abitudine lascia il segno.
Scrivimi su WhatsApp Scopri il metodoQuesto articolo ha finalità informativa. I dati citati vengono da studi condotti soprattutto su giovani adulti sani e non sostituiscono la valutazione del tuo medico o fisioterapista, in particolare se hai dolore al collo.
Quello che hai letto qui vale per la maggior parte delle persone. Il tuo corpo, però, ha una storia solo tua. Raccontamela.
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