Giornata mondiale dell'osteoporosi · 20 ottobre

Prevenzione osteoporosi:
come migliorare l'alimentazione
dopo i 45 anni

Il calcio è il mattone, ma una catasta di mattoni non alza un muro. Cosa mettere nel piatto e nel bicchiere, cosa togliere, e perché l'osso ha bisogno anche di un segnale.

Ottobre 2026  ·  6 min di lettura  ·  versione approfondita 17 min

«Mi hanno detto che ho un inizio di osteoporosi.» È la frase che sento più spesso in studio, e quasi mai da persone molto anziane. Se l'hai detta anche tu, è probabile che il passo successivo sia stato aprire il frigorifero: più latte, più formaggio, forse una scatola di integratori comprata per stare tranquilla.

Non è una cattiva idea. Il cibo conta, anche in cose a cui pochi pensano, come il sale, il peso sulla bilancia o l'acqua che compri. Ma c'è un dettaglio che la parola «calcio» tende a nascondere, e cambia il modo di fare la spesa dopo i 45 anni.

Prevenzione osteoporosi e alimentazione: il mattone e il muratore

Immagina l'osso come un muro che viene smontato e rimontato per tutta la vita. Il calcio è il mattone: se dal piatto ne arrivano pochi, il corpo li va a prendere proprio dal muro. Ma una catasta di mattoni in più, davanti a un cantiere fermo, non alza il muro di un centimetro. Lo hanno visto due revisioni uscite insieme sul BMJ.

Due revisioni sistematiche · BMJ 2015

Più calcio non vuol dire meno fratture

Nella prima, su 44 studi di coorte in adulti sopra i 50 anni, il calcio della dieta, il latte e i latticini per lo più non risultavano legati al rischio di frattura. Nella seconda, 59 studi randomizzati: aumentare il calcio, a tavola o con integratori, alzava la densità ossea dello 0,6-1,8%, un guadagno piccolo che non cresceva con gli anni. Il limite: sul calcio della dieta gli studi randomizzati sono pochissimi.

Bolland M.J. et al. · BMJ 351:h4580, 2015 · PubMed · Tai V. et al. · BMJ 351:h4183, 2015 · PubMed

Nessuna delle due dice che il calcio sia inutile: dicono che aumentarlo non si è dimostrato una protezione dalle fratture. Serve, nella quantità giusta, e il resto lo fa qualcun altro. Prima, cosa mettere nel piatto.

Calcio e vitamina D: quanto ne serve e dove trovarli

I LARN, i livelli di riferimento della Società Italiana di Nutrizione Umana, indicano per un adulto circa 950 mg di calcio al giorno, 1.100 dopo la menopausa. Tradotto in spesa con le tabelle del CREA: un bicchiere di latte da 200 ml ne porta circa 240 mg, un vasetto di yogurt da 125 g circa 155, trenta grammi di Parmigiano quasi 350. Siamo oltre 740, prima di contare il resto del piatto.

Poi c'è il bicchiere. Un'acqua minerale può dichiararsi «calcica» quando supera i 150 mg di calcio per litro, e quel calcio si assorbe bene quanto quello del latte: un litro e mezzo al giorno ne aggiunge almeno 225 mg, senza calorie. Gli spinaci invece deludono. Ne contengono poco e lo trattengono, tanto che in uno studio se ne assorbiva il 5%, contro il 28% del latte.

Il calcio, poi, passa poco dall'intestino al sangue senza la vitamina D, e la sua fonte principale è il sole: secondo l'International Osteoporosis Foundation la pelle esposta ne produce il 70-80% di quella che ci serve, con 10-20 minuti al giorno di viso, mani e braccia scoperti, fuori dalle ore più calde. Con l'età, però, la pelle ne produce meno.

Allora serve un integratore? È una domanda per il tuo medico, non per lo scaffale. In un grande studio americano quasi 26.000 adulti hanno preso per oltre cinque anni vitamina D o placebo, e le fratture non sono diminuite. Non erano persone scelte perché carenti, ed è questo il punto: l'integratore serve a chi ne ha bisogno, e a stabilirlo è il medico.

Osteoporosi e dieta: cosa aggiungere e cosa togliere

Le proteine hanno una fama ingiusta: si diceva che «rubassero» calcio alle ossa. Un consenso di esperti sostenuto dall'International Osteoporosis Foundation ha concluso il contrario: con un calcio adeguato fanno bene all'osso adulto, e negli anziani il rischio vero è mangiarne troppo poche. I LARN indicano 0,9 g per chilo di peso al giorno, circa 54 g per una donna di 60 chili.

Il sale invece fa uscire calcio con le urine, e dopo la menopausa il rene lo trattiene peggio: il limite resta 5 grammi al giorno, un cucchiaino. Oltre le due unità alcoliche al giorno il rischio di frattura dell'anca sale del 68%, nei fumatori dell'84%. E c'è un fattore che a tavola si sottovaluta, il peso troppo basso: con un indice di massa corporea di 20, circa 51 chili per una donna alta un metro e sessanta, il rischio di frattura dell'anca è quasi doppio rispetto a un indice di 25.

Il capitale osseo: costruito da giovani, da difendere dopo i 45 anni

Le ossa si costruiscono soprattutto da ragazzi, e lo stile di vita decide tra il 20 e il 40% della massa ossea che avrai da adulto. È il tuo capitale: secondo un modello matematico, averne il 10% in più ritarda l'osteoporosi di circa 13 anni. Dopo i 45 anni non lo ricostruisci da zero, ma puoi spenderlo più lentamente, ed è lì che il piatto lavora meglio: non aggiunge, protegge. In menopausa la spesa accelera, come racconto in Osso e muscoli in menopausa; su chi rischia di più e sulla densitometria trovi tutto nell'articolo dedicato alla Giornata mondiale.

Chi fa da muratore

I mattoni ci sono, il lasciapassare anche: chi decide dove metterli? L'osso si rinforza dove viene caricato, e il carico più costante che riceve è la trazione dei muscoli attaccati a lui. Una spesa migliore senza quel segnale è un magazzino pieno con il cantiere chiuso. Quale movimento serve, e quanto, lo spiego nell'articolo su osteoporosi e attività fisica.

Il piatto è un pezzo del lavoro. Gli altri si dividono in cinque.

Sistema Personalis

Come puoi raggiungere i miglioramenti

Il piatto protegge il capitale osseo, ma non decide dove l'osso si rinforza né quanto sei stabile sulle gambe: servono cinque lavori sullo stesso problema.

Pilastro I

Macchine Pilates

Il carico arriva da molle che agganci con la schiena appoggiata e cresce una molla alla volta: è il segnale che dice all'osso dove usare il calcio che mangi. Carico controllato, progressione misurabile.

Pilastro II

Nutrimento Miofasciale

Il nome inganna: qui il nutrimento non arriva dal piatto. Liberare le tensioni profonde del tessuto connettivo aiuta il busto chiuso in avanti a raddrizzarsi, la direzione che protegge le vertebre.

Pilastro III

Stimolazione Neurale

Anca e polso si rompono quasi sempre in una caduta, e nessun alimento la evita. Riattivare gli stabilizzatori profondi allena equilibrio e prontezza. Il corpo forte parte dal controllo, non dalla massa.

Pilastro IV

Cronobiologia

Dentro di te ci sono migliaia di orologi biologici: il corpo delle sette non è quello delle diciotto, e il lavoro si adatta all'ora che scegli, nel momento biologicamente corretto.

Pilastro V

Recupero Attivo & Rigenerazione

Il quinto pilastro protegge gli altri quattro: mobilità a fine seduta, una routine scritta per i giorni senza allenamento, sonno e affaticamento che decidono il carico della volta dopo.

Come sai se sta funzionando

Sull'osso la risposta la dà una nuova densitometria: per vedere un risultato serve una rilevazione ad almeno sei mesi di distanza, e quando farla lo decide il tuo medico. Nel frattempo misuro con YOMIDO, un sensore di movimento di grado clinico, quello che cambia prima: equilibrio, tempi di reazione, quanto la colonna si flette, si estende e ruota, la differenza tra destra e sinistra. YOMIDO non misura la densità dell'osso, e preferisco dirtelo subito: misura il corpo che quell'osso lo porta in giro.

Il frigorifero da cui sei partita resta un buon punto di partenza. Solo, non chiedergli di fare tutto da solo.

Qui sotto trovi la versione approfondita: gli studi con i loro limiti, una giornata di calcio fatta con alimenti veri, acqua, vitamina D e integratori, sale, alcol, fumo e peso, i cinque pilastri uno per uno e il percorso completo per cominciare a Monselice.

Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce il parere del tuo medico. Dosi di integratori e farmaci le decide solo il medico.

Studio Reformer · Monselice (PD)

Chi dice al tuo osso
dove mettere il calcio?

Una chiamata conoscitiva gratuita di 15 minuti al telefono, senza impegno: mi racconti cosa ti hanno detto e cosa stai già facendo, ti spiego come lavora il Sistema Personalis e capiamo insieme se ci sono i presupposti. Oppure comincia dal quiz sui segnali del corpo.

Fissa la chiamata Prima fai il quiz
Vuoi andare a fondo?Leggi la versione approfondita17 min di lettura · fonti, studi e dettagli

«Mi hanno detto che ho un inizio di osteoporosi.» È la frase che sento più spesso in studio, e quasi mai da persone molto anziane. Se l'hai detta anche tu, probabilmente avevi in mano il referto di una densitometria e una sensazione strana: le ossa, che fino a ieri non facevano notizia, all'improvviso erano diventate un problema da gestire. E il primo gesto, quasi sempre, è aprire il frigorifero. Più latte, più formaggio, forse una scatola di integratori comprata per stare tranquilla, e la sensazione di aver fatto la cosa giusta.

In parte lo è. Il cibo conta, e conta anche in cose a cui pochi pensano: il sale, il bicchiere di vino della sera, l'acqua che compri, il peso che segna la bilancia dopo una dieta. Ma c'è un dettaglio che la parola «calcio» tende a nascondere, e vale la pena capirlo prima di riempire il carrello.

Prevenzione osteoporosi e alimentazione: perché il calcio da solo non basta

L'osso non è pietra, è un cantiere che non chiude mai: squadre che smontano il tessuto vecchio e squadre che lo ricostruiscono, per tutta la vita. Il calcio è il mattone di questo cantiere, e il corpo ne ha bisogno anche per muscoli, cuore e nervi: se dal piatto ne arriva poco, lo va a prendere dal muro. Il contrario però non funziona allo stesso modo. Una catasta di mattoni in più, davanti a un cantiere fermo, non alza il muro di un centimetro.

Due revisioni sistematiche · BMJ 2015

Più calcio non vuol dire meno fratture

La prima ha esaminato le prove dietro il consiglio di aumentare il calcio per prevenire le fratture negli adulti sopra i 50 anni. Sul calcio della dieta c'erano solo due studi randomizzati e 44 studi di coorte: nella maggior parte di questi il calcio, il latte e i latticini non risultavano legati al rischio di frattura. Sugli integratori le prove erano deboli e incoerenti, e nei quattro studi più solidi, con oltre 44.000 persone, non c'era alcun effetto.

La seconda ha riunito 59 studi randomizzati: aumentare il calcio, a tavola o con integratori, alzava la densità ossea dello 0,6-1,8%, un guadagno piccolo che dopo il primo anno non cresceva più, e che secondo gli autori difficilmente si traduce in meno fratture. Il limite: per il calcio della dieta molte conclusioni vengono da studi osservazionali.

Bolland M.J. et al. · BMJ 351:h4580, 2015 · PubMed · Tai V. et al. · BMJ 351:h4183, 2015 · PubMed

Questo non autorizza a togliere il latte, e chi lo legge così sbaglia nell'altro senso. Il calcio è una condizione necessaria, non una cura. La stessa International Osteoporosis Foundation consiglia di arrivarci prima di tutto con il cibo, e di considerare gli integratori solo se con la dieta non ci si arriva, sulla dose indicata dal medico. Quanto serve, allora, e dove si trova?

Calcio e vitamina D: quanto ne serve davvero

I riferimenti italiani sono i LARN, i livelli di assunzione di riferimento della Società Italiana di Nutrizione Umana, arrivati alla quinta revisione (SINU). Per un adulto indicano circa 950 mg di calcio al giorno, lo stesso valore fissato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare dai 25 anni in su; dopo la menopausa il riferimento sale a 1.100 mg. Sono numeri pensati per la popolazione: se hai una diagnosi o prendi farmaci per l'osso, il tuo fabbisogno lo valuta il medico.

Cosa mangiare per le ossa: una giornata di calcio con alimenti veri

Detto in milligrammi sembra un conto da farmacista. Detto in spesa è più semplice, e le tabelle di composizione degli alimenti del CREA aiutano a farlo. Un bicchiere di latte da 200 ml porta circa 240 mg di calcio. Un vasetto di yogurt intero da 125 g circa 155. Trenta grammi di Parmigiano Reggiano, un po' grattugiato sulla pasta e un pezzetto a fine pasto, quasi 350. Siamo già oltre i 740 mg, e mancano ancora pane, verdura, legumi e acqua.

240
mg di calcio in un bicchiere di latte da 200 ml (CREA)
350
mg, circa, in 30 g di Parmigiano Reggiano (CREA)
225
mg in un litro e mezzo d'acqua con 150 mg di calcio per litro

Fuori dai latticini ci sono le alici, con 148 mg ogni 100 g, le mandorle, con 72 mg in una porzione da 30 g, i broccoli, con 72 mg ogni 100 g, e la rucola, che ne contiene addirittura 309 ogni 100 g. L'International Osteoporosis Foundation cita anche il pesce conservato con le lische morbide, come le sardine, perché il calcio sta proprio lì (IOF, Calcium).

L'acqua ricca di calcio: la fonte che nessuno guarda

C'è una fonte che sta nel carrello di tutti e che quasi nessuno legge. In etichetta un'acqua minerale può dichiararsi «calcica» quando supera i 150 mg di calcio per litro (Direttiva 2009/54/CE), e il valore esatto lo trovi tra i dati dell'analisi stampati sulla bottiglia. La domanda giusta è se quel calcio si assorbe. Robert Heaney, uno dei ricercatori più citati sul tema, ha riunito gli studi disponibili e i dati del suo laboratorio: in tutte le acque ricche di calcio esaminate l'assorbimento era pari a quello del latte o leggermente superiore (Heaney, American Journal of Clinical Nutrition, 2006, PubMed). Un litro e mezzo al giorno vale almeno 225 mg, senza calorie e senza lattosio. Il limite va detto: l'acqua porta solo calcio, il latte anche proteine.

Il caso degli spinaci

Ora la sorpresa. Gli spinaci, che nell'immaginario stanno accanto al latte, contengono 78 mg di calcio ogni 100 g, poco più dei broccoli, e lo tengono legato agli ossalati, sostanze che ne impediscono l'assorbimento. In uno studio su 13 adulti lo stesso gruppo di Heaney ha misurato quanto calcio passava nel sangue: il 27,6% dal latte, il 5,1% dagli spinaci (Heaney, Weaver e Recker, American Journal of Clinical Nutrition, 1988, PubMed). Restano un'ottima verdura: solo, non contarli nel conto del calcio.

Vitamina D: prima il sole, poi il medico

Il calcio, da solo, passa poco dall'intestino al sangue: la vitamina D gli fa da lasciapassare. E la sua fonte principale non è il piatto. Secondo l'International Osteoporosis Foundation la pelle esposta al sole produce il 70-80% della vitamina D che ci serve, e bastano 10-20 minuti al giorno di viso, mani e braccia scoperti, prima delle 10 o dopo le 14, senza scottarsi (IOF, Vitamin D). Nel piatto se ne trova poca: pesce grasso, uova, alcuni funghi. Con l'età la pelle ne produce meno, e contano anche stagione e smog. I LARN indicano per l'adulto 15 microgrammi al giorno.

Allora serve un integratore? È la domanda più comune, e la risposta onesta è che dipende da te. Lo studio più grande sul tema ha dato a 25.871 adulti americani di mezza età e anziani vitamina D oppure un placebo, per una media di 5,3 anni: le fratture non sono diminuite (LeBoff et al., New England Journal of Medicine, 2022, PubMed). Il dettaglio decisivo è che quelle persone non erano state scelte perché carenti o con osteoporosi. L'integratore non è un'assicurazione da prendere a scatola chiusa, serve a chi ne ha bisogno. In Italia la Nota 96 dell'AIFA regola quando la vitamina D si prescrive, e in molti casi chiede prima di misurarne il valore nel sangue. Dose e durata le decide il medico.

"Un'ipotesi dichiarata vale più di una certezza inventata."

— Dott. Mirko Boaretto

Proteine e ossa: il materiale che si dimentica

Sotto il calcio, l'osso ha una trama fatta di proteine, soprattutto collagene, su cui il minerale si deposita. Eppure per anni le proteine hanno avuto una cattiva fama: si diceva che acidificassero il sangue e «rubassero» calcio alle ossa. Nel 2018 un gruppo di esperti, con il sostegno dell'International Osteoporosis Foundation, ha messo in fila le revisioni disponibili e ha concluso il contrario. Con un calcio adeguato, una dieta ricca di proteine fa bene all'osso adulto; negli anziani con osteoporosi, mangiarne almeno 0,8 g per chilo di peso era associato a una densità più alta, a una perdita più lenta e a meno fratture dell'anca, e il carico acido di una dieta equilibrata non mostrava danni. La frase che conta di più: nelle persone anziane il rischio vero è mangiarne troppo poche (Rizzoli et al., Osteoporosis International, 2018, PubMed). Il limite: sono soprattutto associazioni, e gli autori chiedono studi lunghi sulle fratture.

I LARN indicano 0,9 g di proteine per chilo di peso al giorno nell'adulto e 1,1 g oltre i 65 anni: per una donna di 60 chili circa 54 g, che diventano 66. Le proteine servono anche al muscolo, e il muscolo, come vedrai, è il muratore. Di osso e muscolo che cedono insieme ho scritto in Osso e muscoli in menopausa.

Osteoporosi e dieta: sale, alcol, fumo e peso troppo basso

Fin qui, cosa aggiungere. Ora quello che conviene togliere, che è la parte di cui si parla meno.

Il sale

Il sodio che mangi esce con le urine, e quando esce si porta dietro un po' di calcio; dopo la menopausa, con meno estrogeni, il rene lo trattiene peggio. Una revisione del 2025 su sei studi randomizzati in donne in postmenopausa ha trovato che una dieta ricca di sodio faceva perdere in media circa 29 mg di calcio in più al giorno (Imash et al., Frontiers in Endocrinology, 2025, DOI). Sembra poco, ma è una perdita di ogni giorno, che si somma negli anni. Il limite lo dichiarano gli autori: gli studi sono pochi e misurano il calcio nelle urine, non le fratture. L'obiettivo resta 5 grammi di sale al giorno, un cucchiaino, contando anche quello nascosto in pane e salumi.

Alcol e fumo

Nel 2005 il gruppo di John Kanis, lo stesso che ha sviluppato lo strumento FRAX per stimare il rischio di frattura, ha riunito i dati di tre grandi studi di popolazione. Fino a due unità alcoliche al giorno il rischio non cambiava in modo significativo; oltre, quello di frattura dell'anca era più alto del 68% (PubMed). Lo stesso gruppo, su dieci studi e quasi 60.000 persone, ha trovato nei fumatori un rischio di frattura dell'anca più alto dell'84%, e la bassa densità ne spiegava solo il 23% (PubMed). Il fumo, in altre parole, indebolisce l'osso anche per vie che la densitometria non vede.

Il peso troppo basso

E poi c'è il fattore che a tavola si sottovaluta di più. Dopo i 45 anni, con il corpo che cambia forma, la tentazione di mangiare sempre meno è forte, e la bilancia sembra l'unico giudice. Per l'osso non lo è. In una meta-analisi su dodici gruppi di popolazione, un indice di massa corporea di 20 era associato a un rischio di frattura dell'anca quasi doppio rispetto a un indice di 25 (De Laet et al., Osteoporosis International, 2005, PubMed). Per una donna alta un metro e sessanta, 20 vuol dire circa 51 chili. Non è un invito a ingrassare: è un invito a non scendere troppo, e a non farlo togliendo proprio latticini e proteine. Del corpo che cambia a parità di abitudini parlo in Cambio di forma in menopausa.

Sugli altri fattori di rischio, quelli che non dipendono dal piatto, e su come si legge una densitometria, trovi il quadro completo nell'articolo dedicato alla Giornata mondiale dell'osteoporosi.

Il capitale osseo: costruito da giovani, da difendere dopo i 45 anni

Immagina la massa ossea come un conto in banca: si versa soprattutto da ragazzi, si arriva a un massimo da giovani adulti, e da lì in poi si preleva. Una revisione sistematica della National Osteoporosis Foundation americana ha stimato che lo stile di vita decide tra il 20 e il 40% di quel massimo, e che i fattori con le prove più solide sono il calcio e il movimento, soprattutto negli anni attorno alla pubertà (Weaver et al., Osteoporosis International, 2016, PubMed). Un dettaglio da sapere: il lavoro è stato finanziato anche dall'industria lattiero-casearia.

Quanto pesa quel capitale lo dice un modello matematico del 2003: un picco di densità più alto del 10% ritarderebbe l'osteoporosi di circa 13 anni, mentre cambiare del 10% l'età della menopausa o la velocità della perdita la sposterebbe di circa 2 (Hernandez, Beaupré e Carter, Osteoporosis International, 2003, PubMed). È una stima al computer, non uno studio su persone, ma rende l'idea.

E se il capitale è già quello che è? Dopo i 45 anni non lo ricostruisci da zero, ma decidi quanto in fretta lo spendi, ed è qui che l'alimentazione lavora meglio: non aggiunge, protegge. In menopausa i prelievi accelerano, soprattutto nei tre anni attorno all'ultimo ciclo, come racconto in Osso e muscoli in menopausa. Non a caso la Giornata mondiale dell'osteoporosi di quest'anno ha scelto tre verbi: costruire, proteggere, rafforzare le ossa per tutta la vita. Il piatto lavora soprattutto sul secondo.

Prima di andare avanti

Quali segnali ti sta
già mandando il corpo?

Prima di cambiare la spesa conviene sapere da dove parti. Il quiz sui segnali del corpo ti aiuta a mettere in fila quello che stai già notando: la schiena che si chiude, l'equilibrio meno sicuro, le gambe meno pronte sulle scale. Lo fai online, adesso.

Fai il quiz Scrivimi su WhatsApp

Il muratore: perché il piatto ha bisogno di un segnale

Torniamo al cantiere. I mattoni arrivano dal piatto e dal bicchiere, il lasciapassare dal sole, la trama dalle proteine. Manca chi decide dove mettere tutto questo. L'osso si rinforza dove viene caricato, e il carico più costante che riceve è la trazione dei muscoli attaccati a lui: ogni volta che un muscolo si contrae, tira sull'osso e gli dice di restare solido, lì. Non a caso, nella revisione della National Osteoporosis Foundation, calcio e movimento stanno insieme in cima alla lista.

Una spesa migliore senza quel messaggio è un magazzino pieno con il cantiere chiuso. Quale movimento serve, quanto e con quali cautele è il tema dell'articolo su osteoporosi e attività fisica; cosa dicono gli studi sul Pilates e sulla densità ossea lo trovi in Pilates e osteoporosi: cosa funziona davvero.

Prevenzione osteoporosi: cinque lavori sullo stesso problema

Il piatto protegge il capitale, ma non decide dove l'osso si rinforza, né quanto sei stabile quando inciampi, né in che direzione si piega la schiena sotto il peso della spesa. Il Sistema Personalis esiste per questo: cinque pilastri, ognuno su un pezzo dello stesso problema. Nessuno dei cinque è una dieta: per quella il riferimento resta il tuo medico.

I. Macchine Pilates: il segnale che dice all'osso dove usare il calcio

Reformer, Cadillac, Chair e Barrel danno al muscolo un carico che cresce, senza caricare la schiena. Il carico arriva da molle che agganci con la schiena appoggiata, non da un peso sollevato da terra piegandoti in avanti, e sale una molla alla volta, quando l'esecuzione è corretta e il corpo quel giorno è pronto. Il muscolo che torna a lavorare torna a tirare sull'osso, ed è il messaggio che trasforma il calcio del piatto in muro. Va detto con franchezza: le sole molle non raggiungono i carichi più alti degli studi sulla densità, e il Reformer è un punto di partenza. Carico controllato, progressione misurabile.

II. Nutrimento miofasciale: il nome inganna

Qui il nutrimento non arriva dal piatto. Sotto la pelle ogni muscolo è avvolto da una calza sottile, la fascia, che lo collega ai vicini come una rete. Quando petto e spalle passano anni chiusi in avanti, sul volante, sulla scrivania, sul telefono, quella rete tiene il busto piegato, verso la direzione che con vertebre più fragili conviene evitare sotto carico. Il secondo pilastro libera le tensioni profonde del tessuto connettivo, con pressioni e movimenti lenti, così che raddrizzarti costi meno fatica. Ne parlo in La fascia: la rete che tiene insieme il corpo.

III. Stimolazione neurale: l'inciampo che nessun alimento evita

Anca e polso, di solito, si rompono in una caduta, e puoi avere la dispensa perfetta e inciampare lo stesso sul bordo di un tappeto. Il terzo pilastro riattiva i muscoli stabilizzatori profondi, vicino alla colonna e alle anche, e allena equilibrio e prontezza, quello che decide se un inciampo resta un inciampo. Gli esercizi per lo sguardo e per il senso della posizione del corpo che uso in studio nascono dalla pratica: sono ipotesi di lavoro, e per questo il loro effetto lo misuriamo. Il corpo forte parte dal controllo, non dalla massa.

IV. Cronobiologia: il corpo delle sette non è quello delle diciotto

Dentro di te ci sono migliaia di orologi biologici, la scoperta premiata con il Nobel per la medicina nel 2017, e lo noti da sola: il corpo del mattino non è quello della sera. L'orario lo scegli tu, in base alla tua giornata, e il lavoro si adatta all'ora: chi arriva nel tardo pomeriggio è spesso più stanco e più rigido, e la seduta ne tiene conto. Allenarti nel momento biologicamente corretto, con un osso da proteggere, vuol dire dare il lavoro più impegnativo al corpo quando è pronto a riceverlo. Le radici antiche di questa idea sono in L'orologio del Daoyin.

V. Recupero attivo e rigenerazione: quando il carico può aspettare

Il quinto pilastro protegge gli altri quattro: mobilità mirata a fine seduta, una routine scritta per i giorni senza allenamento e il monitoraggio di sonno e affaticamento, che decide il carico della sessione successiva. Con un osso da proteggere il principio pesa di più, perché dopo una notte storta i riflessi sono più duri e il movimento meno pulito: quel giorno non si aggiunge, si consolida. Il perché lo spiego in Il quinto pilastro, e di sonno e menopausa in Sonno e allenamento in menopausa.

Come si misura quello che conta

Sull'osso la risposta la dà la densitometria, e serve pazienza: per vedere un risultato serve una nuova rilevazione ad almeno sei mesi di distanza, e quando farla lo decide il tuo medico. Nessun cambiamento a tavola si vede sul referto del mese dopo, e conviene diffidare di chi promette il contrario.

In studio seguo persone con un inizio di osteoporosi, non persone molto anziane, e nel frattempo misuro quello che si muove prima. Lo faccio con YOMIDO, un sensore di movimento di grado clinico che rileva quanto la colonna si flette, si estende e ruota, la mobilità di anca, spalla e caviglia, l'equilibrio, i tempi di reazione, cioè quanto in fretta il corpo risponde, e la differenza tra lato destro e sinistro. Il primo rilievo, il T0, fotografa il punto di partenza; i controlli T+6 e T+12 dicono cosa è cambiato. Il protocollo è in Cosa potresti apprendere misurando la mobilità della colonna.

Una cosa va detta con la stessa precisione dei numeri: YOMIDO non misura la densità dell'osso e non misura la forza. Misura il corpo che quell'osso lo porta in giro, l'equilibrio che ti tiene in piedi e la schiena che sa raddrizzarsi. Sulla densità, la parola resta alla densitometria e al tuo medico.

Da dove si parte, a Monselice: tre passi, ognuno con un motivo

Se ti sei riconosciuta nella frase dell'inizio, il passo successivo non è iscriverti a qualcosa: è capire da dove parti. Ogni passo del percorso esiste per una ragione.

Il primo lo fai online: il quiz sui segnali del corpo ti aiuta a mettere in fila quello che il corpo ti sta già dicendo. Poi c'è una chiamata conoscitiva gratuita di 15 minuti al telefono, senza impegno: ascolto la tua storia e il tuo obiettivo, ti spiego come funziona il Sistema Personalis e capiamo insieme se ci sono i presupposti. È la strada che consiglio, perché in un quarto d'ora sappiamo entrambi se ha senso andare avanti.

Se ha senso, il secondo passo è la consulenza privata ed esclusiva sullo stile di vita, uno a uno, 50 €. Ha una parte teorica, con il questionario sullo stile di vita, e una parte pratica sul corpo, dove guardo come ti muovi, come ti pieghi e come stai in equilibrio; quando lo ritengo necessario, la prima misurazione con YOMIDO si fa già lì. Se hai il referto della densitometria, portalo. Non è una consulenza nutrizionale e non ti darò dosi di integratori, che restano al tuo medico: serve a decidere il percorso sulla base di fatti, ed è coperta dalla garanzia soddisfatti o rimborsati. Se non esci con qualcosa di nuovo sul tuo corpo, la consulenza ti viene rimborsata. Non serve prepararsi, bastano abiti comodi.

Durante la consulenza ti presento il terzo passo, l'R6S, Reformer 6 Sessioni, 150 €: sei sessioni per imparare a usare il Reformer prima di entrare nel gruppo, perché molle, carrello e posizioni vanno conosciuti bene prima di caricare di più accanto ad altre persone. Solo dopo arriva la Mini Class: massimo 5 persone, 7 incontri al mese, con quota e date che conosci alla fine dell'R6S. Esiste per la continuità, perché l'osso risponde a un carico che cresce nel tempo, e in cinque si può essere seguiti da vicino. Con cinque posti, quando un gruppo è completo è completo.

Non c'è nessun conto alla rovescia. C'è solo il fatto che ogni mese in cui l'osso riceve mattoni senza ricevere il segnale è un mese in cui il cantiere resta fermo. Il frigorifero da cui sei partita resta un buon posto da cui cominciare, tienilo pieno delle cose giuste. Solo, non chiedergli di fare tutto da solo.

Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce il parere del tuo medico. Dosi di calcio, vitamina D e farmaci per l'osso le decide solo il medico, e il programma di esercizio va coordinato con chi segue la tua salute.

Studio Reformer · Monselice (PD)

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Quello che hai letto qui vale per la maggior parte delle persone. Il tuo corpo, però, ha una storia solo tua. Raccontamela.

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Dott. Mirko Boaretto
Chinesiologo · Fondatore Studio Reformer · Creatore del Sistema Personalis

27 anni di pratica clinica nel movimento, postura e riabilitazione miofasciale. Allievo del prof. Antonio Paoli (Università di Padova) e della lineage Joseph Pilates attraverso Anna Maria Cova. Senior Trainer certificato, specializzato in dinamiche fasciali e neurali. Ha trasformato oltre 320 vite con il Sistema Personalis — il metodo che misura quello che conta.