Domande Frequenti · Molle e Progressione

Come migliorare
sul Reformer senza
aumentare le molle

È la domanda che sento più spesso in studio: quando passo a una molla più pesante? La risposta ha due casi precisi, e per tutto il resto il progresso sta da un'altra parte.

Settembre 2026  ·  6 min di lettura  ·  versione approfondita 15 min

Dopo qualche mese sul Reformer arriva un giorno preciso. L'esercizio che all'inizio ti faceva tremare le gambe adesso scorre liscio, il respiro non si spezza più a metà, e mentre il carrello torna al suo posto ti viene la domanda più naturale del mondo: quando metto una molla in più?

È la domanda che sento più spesso in studio, quasi ogni settimana, da chi si allena con costanza. È una domanda seria, perché dietro c'è la voglia di andare avanti, e arriva dritta dalla sala pesi, dove aggiungere dischi al bilanciere è il segnale che stai migliorando. Sul Reformer, però, la risposta che do il più delle volte spiazza per un secondo: il passo avanti, spesso, va nella direzione opposta.

Il motivo è che un peso e una molla non sono la stessa cosa. Il peso fermo a terra pesa sempre uguale, e la fatica è tutta nella spinta. La molla invece tira in ogni istante del movimento, anche mentre il carrello rientra, e soprattutto decide quanto il carrello è stabile sotto di te. Cambiare molla non cambia solo quanto spingi: cambia chi fa il lavoro di tenerti in equilibrio, tu o la macchina.

Non è un modo elegante per dirti di aspettare. La molla più pesante ha un compito preciso, e quando quel compito c'è la si mette. L'errore è usarla come una medaglia.

Quando aumentare le molle del Reformer: i due casi

Il primo caso è un esercizio nuovo. Una molla più forte trattiene il carrello, lo rende prevedibile e ti dà appoggio mentre il corpo capisce dove andare: è un aiuto, come le rotelle della bicicletta, e serve finché il gesto non è diventato tuo. Il secondo caso è la forza su un movimento specifico, come le spinte per gambe e glutei o il lavoro per il dorso da seduti sul box, dove una molla intermedia ha senso, e in studio la uso solo con chi si allena da almeno un anno.

Fuori da questi due casi, cioè per gran parte del lavoro sul tronco e sul controllo della colonna, la molla resta leggera molto più a lungo di quanto ti aspetti. Le molle più dure del mio Reformer restano quasi sempre appese al loro gancio, perché alle persone che seguo non servono. E c'è un motivo misurato per cui una molla in meno non è un passo indietro.

Elettromiografia · 18 donne · 3 esercizi

Meno molla, più lavoro per il tronco

In uno studio del 2024, nell'esercizio Elephant il muscolo dritto della pancia è passato dal 7,5% al 24,6% del suo massimo quando il carrello bloccato è stato sostituito da una sola molla leggera: più del triplo. Erano donne sane intorno ai 30 anni, già esperte di Pilates, e gli elettrodi sulla pelle non leggono i muscoli più profondi.

Kim H.J. et al. · Healthcare (Basel) 12(23):2447, 2024 · doi:10.3390/healthcare12232447 · PubMed

Il perché si capisce con un'immagine di tutti i giorni. Appoggiare un piede sul pavimento non ti costa niente, appoggiarlo su uno skateboard accende tutto il corpo, anche se non stai spingendo nessun peso. La molla pesante trattiene il carrello e fa una parte del controllo al posto tuo, la molla leggera quel freno lo toglie, e a tenere ferma la colonna ci devono pensare i tuoi muscoli. Lo studio, con tutti i suoi numeri e i suoi limiti, lo racconto nell'articolo sulla molla leggera del Reformer.

"Quando qualcuno mi chiede di 'aumentare la molla' per sentirsi progredire, spesso la risposta giusta è il contrario: togliere resistenza, e lasciare che sia il core a fare il lavoro che la molla non fa più."

— Dott. Mirko Boaretto

Come si progredisce, allora, se la molla resta quella?

Se l'esercizio ti sembra facile, prima di toccare la molla ci sono altre leve, e di solito sono quelle che fanno la differenza. La prima è il ritorno: il carrello che rientra va accompagnato, non lasciato cadere, e rallentarlo cambia il lavoro più di quanto pensi, perché i muscoli restano accesi più a lungo. La seconda è il controllo: la stessa molla con la colonna che resta ferma, il respiro che scorre e il carrello che non sbatte a fine corsa è un esercizio diverso da quello che facevi tre mesi fa. La terza è proprio togliere molla, quando il gesto è sicuro, per restituire al tronco la sua parte.

Dopo i 45 anni questo conta ancora di più. Un carico in più messo su un movimento che non controlli non è un passo avanti, è la strada più corta per tornare indietro.

Per decidere quando cambiare molla guardo tre cose: che l'esecuzione sia corretta, come sta la persona quel giorno e che tipo di sessione stiamo facendo.

Come sai se stai davvero andando avanti

Se il progresso non è il numero scritto sulla molla, serve un altro modo per vederlo. In studio lo misuriamo con YOMIDO, un sensore di movimento di grado clinico che rileva gradi articolari, equilibrio e tempi di reazione, cioè quanto in fretta il corpo risponde. Carlo Alberto Paris, fotografo, piegandosi in avanti è passato da 102° a 184°, e all'indietro, dove all'inizio non arrivava affatto, oggi raggiunge 40°. È un caso, non uno studio, e misura la mobilità della colonna, non l'effetto delle molle: dice però che il cambiamento si vede in gradi, non solo nelle sensazioni.

Scegliere la molla giusta, però, è solo un pezzo del lavoro, e da solo non regge.

Sistema Personalis

Come puoi raggiungere i miglioramenti

Sapere quando cambiare molla non basta: perché un passo avanti regga, servono cinque lavori sullo stesso corpo.

Pilastro I

Macchine Pilates

Reformer, Cadillac, Chair e Barrel permettono di scegliere la molla esercizio per esercizio, più forte per dare appoggio, più leggera per chiedere controllo. Carico controllato, progressione misurabile.

Pilastro II

Nutrimento Miofasciale

Se un tessuto tira dal fianco o dalla schiena, una molla in più carica un movimento già frenato. Liberare prima quelle tensioni profonde rende più sicuro il carico che viene dopo.

Pilastro III

Stimolazione Neurale

Riattiva i muscoli che tengono ferma la colonna mentre il carrello scorre: è il controllo, non il numero sulla molla, a dire se sei pronto per il passo successivo.

Pilastro IV

Cronobiologia

Dentro di te ci sono migliaia di orologi biologici: allenarti nel momento biologicamente corretto aiuta a scegliere quando chiedere di più e quando consolidare.

Pilastro V

Recupero Attivo & Rigenerazione

Il quinto pilastro protegge gli altri quattro: sonno e affaticamento monitorati decidono il carico della volta dopo, e dopo una notte storta la molla resta dov'è.

La prossima volta che un esercizio ti sembra facile, quindi, la domanda giusta non è quante molle aggiungere. È quanto controllo puoi ancora metterci dentro, e spesso la risposta passa da una molla in meno.

Nella versione approfondita qui sotto trovi la mia scala delle molle colore per colore, i numeri completi dello studio con i suoi limiti, le altre leve della progressione con le ricerche che le sostengono, cosa guardo prima di cambiare molla, i cinque pilastri sviluppati, tre casi misurati con YOMIDO e il percorso per cominciare a Monselice.

Studio Reformer · Monselice (PD)

Il tuo prossimo passo
non è una molla.

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Fissa la chiamata Prima fai il quiz
Vuoi andare a fondo?Leggi la versione approfondita15 min di lettura · fonti, studi e dettagli

Sul Reformer del mio studio ci sono molle che non tocco quasi mai, e sono le più forti. Restano agganciate al loro posto settimana dopo settimana, mentre persone che si allenano con me da tempo lavorano con molle che quasi tutti considerano da principianti. Non è distrazione e non è un eccesso di prudenza: è una scelta precisa, e prima della fine di questo articolo ti dirò perché la ritengo quella giusta per chi ha passato i 45 anni.

Tutto parte da una domanda. Dopo qualche mese di Reformer arriva il giorno in cui l'esercizio che all'inizio ti faceva tremare le gambe scorre liscio, il respiro non si spezza più a metà, e mentre il carrello rientra ti viene spontaneo chiedere: quando passo a una molla più pesante? È la domanda che sento più spesso in studio, quasi ogni settimana, ed è una domanda seria, perché dietro c'è la voglia di andare avanti e la paura di restare fermi.

Perché tutti pensano che più pesante voglia dire più avanti

L'idea arriva dalla sala pesi, e lì ha senso: aggiungere dischi al bilanciere è il modo più semplice per vedere che stai migliorando. Il numero sale e tu sali con lui. È una logica così intuitiva che la portiamo ovunque, anche dove le cose funzionano in un altro modo.

Un peso e una molla, infatti, non sono la stessa cosa. Il peso fermo a terra pesa sempre uguale, e quando lo sollevi la fatica è tutta nella spinta. La molla invece tira in ogni istante del movimento, anche mentre il carrello torna indietro, e soprattutto decide quanto il carrello è stabile sotto di te. Una molla forte lo tiene al guinzaglio, una molla leggera lo lascia libero. Cambiare molla, sul Reformer, non cambia solo quanto spingi: cambia chi fa il lavoro di tenerti in equilibrio, tu o la macchina.

Per questo alla domanda "quando aumento?" non si risponde con una data sul calendario. Si risponde con un'altra domanda: a cosa ti serve, in quell'esercizio, una molla più forte?

Quando aumentare le molle del Reformer: i due compiti della molla pesante

La molla pesante non è un premio, è uno strumento, e ha due compiti precisi.

Il primo è dare appoggio quando un esercizio è nuovo. Una molla più forte trattiene il carrello, lo rende prevedibile, e mentre il corpo capisce dove andare ti offre un punto fermo. È un aiuto, come le rotelle della bicicletta, e come le rotelle serve finché il gesto non è diventato tuo. La molla più pesante, quindi, arriva spesso all'inizio di un esercizio, non alla fine del percorso.

Il secondo è costruire forza su un movimento specifico, dove la spinta conta davvero: le spinte per gambe e glutei, per esempio, o il lavoro per il dorso da seduti sul box. Lì una molla intermedia ha senso, e la uso con chi si allena da almeno un anno, quando il controllo del gesto è già solido.

Fuori da questi due compiti, cioè per gran parte del lavoro sul tronco e sul controllo della colonna, la molla resta leggera molto più a lungo di quanto ti aspetti. E non per prudenza: perché è lì che si lavora di più.

La mia scala delle molle, colore per colore

In studio la progressione ha un ordine preciso. Le molle gialle di primo e secondo livello, quelle che si usano anche in riabilitazione, sono la base del riscaldamento e di gran parte del lavoro con molte delle donne che seguo, proprio perché il carico basso fa lavorare il tronco invece di sostituirlo. La gialla di terzo livello è il passo successivo. Le verdi, intermedie, entrano dopo almeno un anno di lavoro e solo per compiti specifici, seduti sul box per il dorso o nelle spinte per gambe e glutei. Le rosse, quelle avanzate, restano praticamente inutilizzate.

Eccole, le molle appese dell'inizio. Non le uso perché alle persone che seguo non servono. A 50 o a 70 anni quello che manca raramente è la forza di spingere un carrello pesante: è la capacità di tenere ferma la schiena mentre qualcosa sotto di te si muove, sul gradino dell'autobus, su un marciapiede sconnesso, quando ti giri di scatto per rispondere a qualcuno.

"La forza che vedi allo specchio non è l'unica che conta. C'è una forza che ti impedisce di cadere, di storcerti una caviglia, di perdere l'equilibrio su un gradino. Quella si allena diversamente."

— Dott. Mirko Boaretto

Un'avvertenza pratica, se ti capita di leggere di molle altrove: i colori cambiano da un produttore all'altro, e la stessa tinta può indicare tensioni diverse su due macchine diverse. Quello che conta non è il colore, è quanto la molla tira e che cosa le stai chiedendo di fare.

Cosa succede al tronco quando togli una molla

Che una molla in meno faccia lavorare di più non è un'opinione mia. Nel 2024 un gruppo di ricercatori coreani ha chiesto a 18 donne di eseguire tre esercizi classici sul Reformer, l'Hip Roll, il Knee-off e l'Elephant, in tre condizioni: carrello bloccato da tutte le molle, una sola molla media, una sola molla leggera. Con elettrodi appoggiati sulla pelle (l'elettromiografia di superficie, che registra il segnale con cui il sistema nervoso accende il muscolo) hanno misurato quanto lavorava ogni muscolo del tronco.

+228%
Retto dell'addome, Elephant, molla leggera contro carrello bloccato (da 7,5% a 24,6%)
+62%
Retto dell'addome, Knee-off, molla leggera contro carrello bloccato
+54%
Erettori e multifido, Hip Roll, molla leggera contro carrello bloccato
Elettromiografia di superficie · 18 donne · 3 esercizi · 3 condizioni

Meno molla, più lavoro per il tronco

Nell'Elephant il muscolo dritto della pancia è passato dal 7,5% del suo massimo con il carrello bloccato al 14,4% con la molla media e al 24,6% con la molla leggera. Non tutto è salito: nell'Hip Roll l'obliquo interno non è cambiato, e in alcuni muscoli la differenza era significativa solo rispetto al carrello bloccato.

I limiti, detti dagli stessi autori: donne sane intorno ai 30 anni con almeno due anni di Pilates, elettrodi sulla pelle che leggono male i muscoli più profondi, trasverso dell'addome non misurato.

Kim H.J., Sung J.H., Ryu J.K., Jung H.C., Wang J. · Healthcare (Basel) 12(23):2447, 2024 · doi:10.3390/healthcare12232447 · PubMed

Il perché si capisce con un'immagine. Appoggiare un piede sul pavimento non ti costa nulla, appoggiarlo su uno skateboard accende tutto il corpo, anche se non stai spingendo nessun peso. La molla pesante trattiene il carrello e fa una parte del controllo al posto tuo, la molla leggera quel freno lo toglie, e a tenere ferma la colonna ci devono pensare i tuoi muscoli. Gli autori lo dicono in una riga: è l'instabilità del carrello, non la resistenza, a far salire il lavoro del tronco. Lo studio è spiegato per intero nell'articolo sulla molla leggera del Reformer.

Una cosa va detta subito, perché il rischio opposto esiste. La molla leggera non vince sempre: in un altro studio, in un esercizio per l'anca, il muscolo sul fianco che tiene il bacino ha lavorato di più con la molla pesante (Lee, Sports, 2023, PubMed). "Più leggera è sempre meglio" sarebbe lo stesso errore della sala pesi, solo rovesciato. La regola vera è un'altra: la molla si sceglie esercizio per esercizio, in base a cosa quell'esercizio deve chiedere al tuo corpo.

"Quando qualcuno mi chiede di 'aumentare la molla' per sentirsi progredire, spesso la risposta giusta è il contrario: togliere resistenza, e lasciare che sia il core a fare il lavoro che la molla non fa più."

— Dott. Mirko Boaretto

Le altre leve: il ritorno, il tempo, il controllo

Se la molla resta quella, come si va avanti? È la domanda giusta, e ha più risposte di quante immagini.

La prima leva è il ritorno. Quando il carrello rientra verso il fondo la molla lo richiama, e tu puoi lasciarlo andare oppure accompagnarlo. Nel primo caso lavora la molla, nel secondo lavori tu, perché i muscoli si allungano restando accesi, ed è la fase che i libri chiamano eccentrica. Rallentare quel ritorno, con la stessa identica molla, trasforma l'esercizio.

"Quando un esercizio sembra facile, la prima domanda che mi faccio non è 'quanta molla aggiungo', ma 'quanto sto davvero controllando il ritorno'. Spesso lì c'è ancora margine enorme."

— Dott. Mirko Boaretto

C'è anche una ragione misurata per non sottovalutare il tempo. In uno studio canadese, a parità di carico leggero, rallentare il movimento ha cambiato la risposta del muscolo nelle ore successive.

Tempo sotto tensione · 8 uomini · carico al 30%

Stesso carico, movimento più lento

Otto giovani uomini hanno eseguito estensioni del ginocchio con un carico pari al 30% del loro massimo, una volta con movimenti di 6 secondi in salita e 6 in discesa, una volta con movimenti di un secondo a parità di lavoro. Con il movimento lento la sintesi delle proteine muscolari, cioè il processo con cui il muscolo si ripara e si costruisce, è stata più ampia nelle prime ore, e quella delle proteine che servono alla contrazione era ancora alta dopo 24-30 ore.

I limiti: pochi partecipanti, giovani, una sola seduta, una macchina per il ginocchio e non il Reformer. Misura una risposta immediata, non quanto cresce il muscolo nei mesi.

Burd N.A. et al. · The Journal of Physiology 590(2):351-362, 2012 · doi:10.1113/jphysiol.2011.221200 · PubMed

La seconda leva è il controllo. La stessa molla con la colonna che resta ferma, il respiro che scorre e il carrello che non sbatte a fine corsa è un esercizio diverso da quello che facevi tre mesi fa, anche se ha lo stesso nome. La terza leva l'hai già vista: togliere molla quando il gesto è sicuro, per restituire al tronco il lavoro di stabilizzare. Di come il tempo diventa progressione parlo anche in La progressione che non si vede, e del perché un carico basso non vuol dire poca forza in Carico basso, forza vera.

E la molla pesante, alla fine, ha il suo turno. Una revisione sull'allenamento in instabilità per la riabilitazione propone proprio questa sequenza: prima l'equilibrio senza carico, poi equilibrio e resistenza insieme su una base instabile, e solo dopo carichi più alti su una base stabile (Behm e Colado, International Journal of Sports Physical Therapy, 2012, PubMed). Non c'è nessuna contraddizione con quello che hai letto: il carico più alto arriva quando c'è il controllo per sostenerlo, non al posto del controllo.

Dopo i 45 anni questa sequenza conta ancora di più. La posizione della National Strength and Conditioning Association sull'allenamento contro resistenza negli adulti più anziani indica una progressione costruita sulla persona e graduale, con un'istruzione adeguata (Fragala et al., Journal of Strength and Conditioning Research, 2019, PubMed). Un carico in più su un movimento che non controlli non è un passo avanti: è la strada più corta per tornare indietro.

Prima di parlare di molle

Da dove parte
il tuo corpo?

La molla giusta dipende da dove sei oggi. Il quiz sui segnali del corpo ti aiuta a riconoscere quelli che stai mettendo da parte: la schiena che si stanca, l'equilibrio meno sicuro, la rigidità del mattino. Lo fai online, adesso.

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Prima di cambiare molla: cosa guardo

Quando qualcuno mi chiede di salire di molla, prima di rispondere guardo alcune cose. Se il carrello rientra accompagnato o cade sul fondo. Se la schiena resta ferma o cerca aiuto inarcandosi. Se il respiro scorre o si blocca proprio nel punto più faticoso. Se il lato destro e il sinistro fanno lo stesso lavoro o uno dei due compensa. E se quel giorno il corpo è riposato, perché dopo una notte storta la risposta è quasi sempre: oggi no.

Se tutte queste risposte vanno nella direzione giusta, il passo successivo può essere una molla diversa. Molto spesso, però, il passo giusto è un altro: rallentare il ritorno, ampliare il movimento, oppure togliere una molla invece di aggiungerla.

Per decidere quando cambiare molla guardo tre cose: che l'esecuzione sia corretta, come sta la persona quel giorno e che tipo di sessione stiamo facendo.

Cinque pilastri per una progressione che regge

Scegliere la molla giusta è un pezzo del lavoro, non tutto. Perché un passo avanti regga servono anche tessuti che non frenino il movimento, un sistema nervoso pronto a correggere, un'ora giusta e un recupero che decida quanto chiedere la volta dopo. Il Sistema Personalis esiste per questo: cinque pilastri, ognuno su un pezzo dello stesso problema.

I. Macchine Pilates: la molla come manopola

Reformer, Cadillac, Chair e Barrel hanno in comune le molle, ed è questo che le rende diverse da un bilanciere: la resistenza si dosa a piccoli passi, esercizio per esercizio, e si decide se usarla per dare appoggio o per chiedere controllo. È il primo pilastro: struttura e forza senza caricare la schiena, carico controllato, progressione misurabile. La progressione, qui, non è una scala da salire tutta: è una manopola da girare nella direzione che serve, anche all'indietro. Perché questa forza conti anche senza carichi pesanti lo racconto in Forza vera senza bilanciere.

III. Stimolazione neurale: il controllo è il vero indicatore

Vicino alla colonna ci sono muscoli piccoli e profondi che tengono ferme le vertebre mentre quelli grandi muovono. Lavorano soprattutto quando qualcosa sotto di te si sposta, ed è per questo che la molla leggera li chiama in causa. Il terzo pilastro li riattiva con gesti lenti e precisi, perché il corpo forte parte dal controllo, non dalla massa. In studio uso anche esercizi per lo sguardo, l'equilibrio e il senso della posizione del corpo (quella che i libri chiamano propriocezione): sono ipotesi di lavoro nate dalla pratica, non effetti dimostrati da studi controllati, e il loro effetto lo misuriamo invece di darlo per scontato. È questo pilastro a dirmi quando sei pronto per il passo successivo, molto più del numero scritto sulla molla. Cosa è dimostrato e cosa no lo spiego in Reformer e sistema neurofasciale.

II. Nutrimento miofasciale: prima liberare, poi caricare

Sotto la pelle ogni muscolo è avvolto da una specie di calza sottile, la fascia, che lo collega ai vicini come una rete. Se la rete tira dal fianco o dalla schiena il movimento arriva frenato, e mettere una molla in più su un movimento frenato significa caricare proprio il punto che già fatica. Nelle persone con mal di schiena da lungo tempo, l'ecografia ha mostrato strati della fascia lombare che scorrono circa il 20% in meno (Langevin et al., BMC Musculoskeletal Disorders, 2011, PubMed; è una correlazione, non una causa dimostrata). La fascia che non senti è quella che blocca il movimento: il secondo pilastro libera queste tensioni profonde prima di chiedere carico. Lo spiego in La fascia: la rete che tiene insieme il corpo.

IV. Cronobiologia: la stessa molla, a ore diverse

Dentro di te ci sono migliaia di orologi biologici, ed è la scoperta che nel 2017 è valsa il Premio Nobel per la medicina. Il quarto pilastro ne tiene conto: allenarti nel momento biologicamente corretto e scegliere quando chiedere di più e quando consolidare, sapendo che il corpo delle sette del mattino e quello di fine giornata non rispondono allo stesso modo. Ne trovi le radici antiche in L'orologio del Daoyin.

V. Recupero attivo e rigenerazione: chi decide il carico di domani

Il quinto pilastro protegge gli altri quattro: mobilità mirata a fine seduta, una routine scritta per i giorni senza allenamento e il monitoraggio di sonno e affaticamento, che decide il carico della sessione successiva. È la risposta più concreta alla domanda "quando aumento?": non il giorno dopo una notte storta o una settimana pesante, anche se l'esercizio la volta prima ti sembrava facile. È nel recupero che il corpo consolida quello che ha fatto, e un passo avanti messo su un corpo stanco si paga. Il perché lo spiego in Il quinto pilastro.

Cinque lavori con un solo obiettivo: fare in modo che ogni passo avanti sul carrello diventi tuo anche giù dal Reformer. Resta una domanda: come fai a sapere che stai andando avanti davvero?

Il progresso si misura in gradi, non in molle

Se il progresso non è il numero sulla molla, serve un modo per vederlo che non dipenda dalle sensazioni. In studio usiamo YOMIDO, un sensore di movimento di grado clinico che rileva gradi articolari, equilibrio e tempi di reazione, cioè quanto in fretta il corpo risponde. Il primo rilievo, il T0, fotografa il punto di partenza; i controlli successivi, T+6 e T+12, dicono cosa è cambiato e cosa no, compresa la differenza tra il lato destro e il sinistro. Il protocollo completo è in Come misuriamo ciò che conta.

Ecco tre persone che hanno fatto il percorso R6S, sei sessioni sul Reformer, misurate prima e dopo.

+108°
Riccardo Soldà, manager · flessione della colonna da 72° a 180°
+82°
Carlo Alberto Paris, fotografo · flessione della colonna da 102° a 184°
+24°
Claudio Martini, pensionato, 68 anni · flessione della colonna da 146° a 170°

Poi c'è l'estensione, cioè la capacità di piegarsi all'indietro: all'inizio mancava a tutti e tre, alla fine Riccardo arrivava a 88°, Carlo Alberto a 40°, Claudio a 30°. Il limite va detto: sono tre casi, non uno studio, e misurano la mobilità della colonna, non quale molla è stata usata, quindi non dimostrano l'effetto di una scelta di carico. Dimostrano un'altra cosa, quella che da questo articolo dovresti portarti via: il progresso vero si può vedere in gradi, ed è molto più onesto del numero scritto su una molla.

Da dove si parte, a Monselice: tre passi, ognuno con un motivo

Se ti sei riconosciuto nella domanda "quando aumento?", o se il Reformer non l'hai mai visto e ti chiedi se fa per te, il passo successivo non è iscriverti a qualcosa: è capire da dove parti. Il percorso è costruito un passo alla volta, e ognuno ha una ragione.

Il primo lo fai online: il quiz sui segnali del corpo ti aiuta a mettere in fila quello che il corpo ti sta già dicendo. Poi c'è una chiamata conoscitiva gratuita di 15 minuti al telefono, senza impegno: ascolto la tua storia e il tuo obiettivo, ti spiego come funziona il Sistema Personalis e capiamo insieme se ci sono i presupposti. È la strada che consiglio, perché in un quarto d'ora sappiamo entrambi se ha senso andare avanti.

Se ha senso, il secondo passo è la consulenza privata ed esclusiva sullo stile di vita, uno a uno, 50 €. Ha una parte teorica, con il questionario sullo stile di vita, e una parte pratica sul corpo, dove guardo come ti muovi e quanto controllo hai quando qualcosa sotto di te si sposta; quando lo ritengo necessario, la prima misurazione con YOMIDO si fa già lì. Serve a decidere qualsiasi percorso sulla base di fatti, non di impressioni, ed è coperta dalla garanzia soddisfatti o rimborsati: se non esci con qualcosa di nuovo sul tuo corpo, la consulenza ti viene rimborsata. Non serve prepararsi, bastano abiti comodi.

Durante la consulenza ti presento il terzo passo, l'R6S, Reformer 6 Sessioni, 150 €. Sono sei sessioni per imparare a usare il Reformer, molle e carrello compresi, prima di entrare nel gruppo: è lì che la domanda "quando aumento le molle?" trova la sua prima risposta, sul tuo corpo e non in teoria. Solo dopo arriva la Mini Class: massimo 5 persone, 7 incontri al mese, con quota e date che conosci alla fine dell'R6S. Esiste per la continuità, perché il controllo cresce con un lavoro che si ripete e si dosa nel tempo, e in cinque si può essere seguiti da vicino, molla per molla. Con cinque posti, quando un gruppo è completo è completo.

Non c'è nessun conto alla rovescia. C'è solo il fatto che il controllo che non alleni si perde senza fare rumore, finché un gradino o una frenata ti ricordano che manca. Le molle rosse del mio studio, intanto, restano appese al loro gancio: non perché nessuno sia abbastanza forte da usarle, ma perché il passo avanti che conta, quasi sempre, passa da una molla in meno.

Studio Reformer · Monselice (PD)

Una molla in meno,
un passo avanti.

Una chiamata conoscitiva gratuita di 15 minuti, senza impegno: mi racconti come ti muovi oggi, ti spiego come lavora il Sistema Personalis e decidiamo insieme se ha senso vederci per la consulenza. Scrivimi su WhatsApp e fissiamo l'orario.

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Quello che hai letto qui vale per la maggior parte delle persone. Il tuo corpo, però, ha una storia solo tua. Raccontamela.

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MB
Dott. Mirko Boaretto
Chinesiologo · Fondatore Studio Reformer · Creatore del Sistema Personalis

27 anni di pratica clinica nel movimento, postura e riabilitazione miofasciale. Allievo del prof. Antonio Paoli (Università di Padova) e della lineage Joseph Pilates attraverso Anna Maria Cova. Senior Trainer certificato, specializzato in dinamiche fasciali e neurali. Ha trasformato oltre 320 vite con il Sistema Personalis — il metodo che misura quello che conta.